Il rito della doccia

Non c’è nulla di più rilassante di una doccia bollente dopo un’intensa e frenetica giornata di lavoro! Spesso mi dico: torno a casa, mi faccio una doccia veloce e arrivo a tavola puntuale… ogni volta però non faccio i conti con la meravigliosa sensazione di relax che mi dà il getto di acqua bollente sulla testa… di conseguenza la mia cena deve essere riscaldata al microonde!

Il rituale invernale è sempre lo stesso: inizio con l’acqua tiepida, per poi aumentare la temperatura fino a farla diventare prima calda, poi bollente. Ovviamente il rituale estivo è al contrario: inizio con l’acqua tiepida, per poi diminuire la temperatura fino a farla diventare prima fresca, poi freddissima! La sensazione di essere un condizionatore ambulante dura parecchie ore! D’inverno, invece, mi sento un termosifone!

Il momento che prediligo per il mio rituale invernale è quando in casa non c’è nessuno, non perché mi metto a cantare a squarciagola (anche se, a parere del Maestro Marco la mia voce da contralto non sarebbe niente male… se solo studiassi un po’ di canto!). Purtroppo il sistema idrico di casa mia è vecchio quanto il quartiere in cui abito: avrà almeno 150 anni!!! Tutto sommato funziona benino, ma quando mi trovo sotto la doccia e qualcuno apre il rubinetto dell’acqua della cucina o degli altri bagni… quel meraviglioso getto di acqua bollente (ricordo che siamo in inverno) si trasforma in un rigagnolo di acqua gelida per poi ritornare bollente e copiosa non appena questo qualcuno chiude l’incriminato rubinetto. In quel momento il raggiunto relax si trasforma in rabbia tremante (per il freddo), perciò il rituale deve essere immediatamente ripetuto, con la conseguenza che i minuti del microonde devono essere aumentati…

Starei ore ed ore sotto quel getto di acqua! Il bagno in vasca non mi dà la stessa soddisfazione, a meno che non si tratti delle vasche naturali delle Terme di Saturnia, riempite da cascate di acqua a costante e caldissima temperatura… che vacanza!!! VOGLIO PARTIRE SUBITOOOOOOOOOO!!!!!

Pubblicato in: on Febbraio 20, 2008 at 10:27 pm Commenti (2)
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Essere clown

Cosa c’è di più bello del sorriso di un bambino? e quanto è meraviglioso se quel sorriso appartiene ad un piccolo paziente in ospedale? Da poco più di due mesi sono clown di corsia… beh forse ho usato una parolona troppo grossa, non sono proprio clown a tutti gli effetti, sono ancora in formazione, un’apprendista; devo totalizzare almeno 100 ore di tirocinio prima di diventare clown clown! Ma gli abiti colorati, il camice tutto variopinto, il trucco e soprattutto il nasone rosso… beh direi che dei clown veri e propri c’è davvero tutto!!!

La mia avventura è iniziata a metà novembre 2007 insieme ad altri 35 aspiranti clown, tra i quali il mio Marco, la sorellina Chiara ed il suo moroso Matteo. Un fine settimana tutto dedicato ad un super-mega-corso super-mega-intensivo di 3 giorni tutti dedicati ad imparare i primi rudimenti per essere clown e soprattutto una squadra di clown, sotto la guida del nostro personal trainer, il Clown Bailando. Esercizi per imparare a fidarsi del proprio compagno, per capire come affrontare il rifiuto da chi crede che il clown sia solo un perditempo ed esercizi per imparare ad ascoltare la musica e a muoversi al ritmo di questa (senza quei balli scatenati che di solito si fanno in discoteca… oh mamma, la discoteca… che ricordi!!!), per finire con l’imparare l’arte delle gags non recitate a memoria, ma improvvisate e per questo sempre diverse e divertenti! Si è trattato di un corso base, ma la realtà dell’ospedale è ben diversa.

Con il nome clown CIP (ovviamente il mio Marco non poteva non chiamarsi CIOP), svolgo servizio presso l’ospedale civile di Vicenza, nei reparti di pediatria, chirurgia pediatrica, ortopedia, maxillofacciale e pronto soccorso… questi ultimi sono i più duretti. I clown non sono mai soli, di solito ce ne sono 3 o 4 per stanza; noi clown in formazione siamo accompagnati da almeno 2 Angeli, clown esperti con il compito di salvare la situazione in caso di gaff da inesperienza… cosa che non sempre riesce, visto che capita che siano proprio gli Angeli a fare gaff, vero REZ!!!

Il servizio di questa sera si è svolto in pediatria, in compagnia dei 2 Angeli, GATTONE e GNAM-GNAM, e di CIOP ed INDY (notare… Indy con la Y!!!), entrambi in formazione. Sono sempre troppi i piccoli pazienti ricoverati, tutte le stanze di degenza erano occupate. Ci sono bambini di pochi mesi, che non possono comprendere le gags dei clown, ma ho visto il loro occhioni diventare subito vispi ed incuriositi alla vista del mio nasone rosso. In questi casi le scenette e le battute sono più per i genitori, alcuni dei quali non aspettano altro che il nostro arrivo e non fanno che ringraziarci della nostra sola presenza. Poi ci sono i pazienti più grandicelli, che partecipano alle nostre scenette e giocano con i nostri palloncini, abilmente trasformati in spade, cagnolini, fiori e coccinelle!

Essere clown di corsia significa portare il sollevo di un sorriso nella sofferenza della malattia. Ogni volta, però, mi accorgo di aver ricevuto molto di più.

Pubblicato in: on at 12:50 am Commenti (1)
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