“Mercatura, nobiltà et homini d’arme nella Vicenza del ‘300″: questo il titolo dell’evocazione storica della Vicenza del 1300, svoltasi domenica scorsa in Piazza delle Erbe, proprio dietro la Basilica Palladiana. E’ stato bellissimo passeggiare mano nella mano con il mio Marco tra i contadini, i santoni, i nobili che, in abiti trecenteschi, passeggiavano, a tratti un po’ annoiati, lungo la piazza. Il mercato era ben fornito: c’è chi vendeva oggetti rigorosamente di legno (dal quale abbiamo comprato una fruttiera e due tartarughe con calamita da attaccare alla cappa della cucina), poi c’era il banco del fabbro, del maestro armaiolo, della zecca, degli oggetti sacri e dell’alchimista. Il bancone del maestro armaiolo era quello più circondato dai più piccoli: oltre alle vere spade, l’artigiano produceva spade e scudi di legno a misura di bambino e c’era chi faceva a gara a chi aveva la spada meglio intagliata o lo scudo più imponente.
Ma il banco che ci ha attirato di più è stato quello dei maestri panificatori: produzione su larga scala (beh per quei tempi!) di pane, dalla macinatura del grano alla cottura della profumata pagnotta. La macinatura era fatta a mano, tramite una “piccola” macina da 50 kg con due maniglie per facilitarne il funzionamento: un po’ di grano fatto cadere attraverso il buco in alto, pochi giri, tanto olio di gomito ed ecco pronta la farina per l’impasto. Marco non ha resistito alla tentazione di provare a macinare un po’ di grano, con gran sollievo del mugnaio, che finalmente poteva risposare le braccia stanche. Poco più in là, un altro bancone con un’altra macina, questa volta non di grezza pietra, bensì di pregiato marmo di Carrara; sulla pietra superiore era scolpita una volpe, come se si fosse accoccolata lungo il bordo della macina. Abbiamo scoperto che è stata fatta a mano dal proprietario stesso, che ne produce a richiesta per la cifra di 400/500 euro (beh poco se si considera il marmo e il lavoro dell’artigiano). Ovviamente, data la nostra passione per la cucina di pane e pizza, ci siamo procurati un suo biglietto da visita… sarebbe divertente prepararli partendo dalla macinatura, ma credo che dovremmo programmare la preparazione con almeno 1 settimana di anticipo!!!
Ho letto sul giornale locale che la manifestazione era stata inizialmente programmata per l’Epifania e poi rimandata per brutto tempo… beh pioveva anche domenica!!! Ma che importa? Io mi sono divertita tantissimo a vedere il giaccone di Marco diventare a poco a poco bianco di farina… tanto se lo lava da solo!!!
Che bello panificare! Effettivamente un giorno dobbiamo trovare un modo di macinarci la farina e *fare il pane* da zero! Sarà una faticata… ma pensa che soddisfazione!